Aggiornamento luglio 2026: il divieto europeo di distruggere determinati prodotti invenduti è ora applicabile alle grandi aziende. La normativa introduce scadenze diverse in base alle dimensioni dell’impresa e prevede deroghe limitate.
Da dove nasce il divieto sugli invenduti
Il divieto è una delle prime misure concrete del Regolamento europeo sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR). L’obiettivo è ridurre lo spreco di risorse e rendere più trasparente il modo in cui le imprese gestiscono i prodotti che non riescono a vendere.
La misura riguarda abbigliamento, accessori di abbigliamento e calzature. Non significa che gli articoli invenduti siano vietati: è vietata la loro distruzione quando non ricorre una deroga prevista dalla normativa.
Scadenze per grandi, medie e piccole imprese
- Grandi aziende: il divieto si applica dal 19 luglio 2026.
- Imprese medie: saranno soggette al divieto dal 2030.
- Piccole e microimprese: sono esentate.
Le aziende interessate devono anche comunicare informazioni sulla gestione dei prodotti invenduti secondo le modalità previste dalle norme europee.
Quando la distruzione rimane consentita
Il divieto non è assoluto. Le deroghe comprendono casi circoscritti, tra cui prodotti pericolosi o danneggiati, merci contraffatte o che violano diritti di proprietà intellettuale e articoli rifiutati da programmi di donazione perché non idonei.
Le eccezioni non devono diventare una scorciatoia per continuare pratiche precedenti: le imprese devono poter dimostrare perché la distruzione era necessaria.
Come gestire gli stock senza distruggerli
La risposta più efficace è prevenire le eccedenze. Una produzione meglio pianificata riduce costi, rifiuti e necessità di interventi successivi.
Quando un prodotto è già stato realizzato, le alternative comprendono:
- vendita tramite outlet o canali secondari;
- donazione di articoli idonei;
- riparazione e ricondizionamento;
- riuso dei componenti;
- riciclo dei materiali quando il riuso non è possibile.
Perché il riuso viene prima del riciclo
Un capo già prodotto contiene materiali, energia, acqua e lavoro. Mantenerlo in uso conserva una parte maggiore di questo valore rispetto alla distruzione o al riciclo immediato.
Per i consumatori, questo principio si traduce in gesti semplici: usare più a lungo ciò che possediamo, riparare, donare e scambiare gli oggetti che non ci servono più.
Lo scambio tra persone
Shwop.io permette alle persone di mettere nuovamente in circolazione oggetti inutilizzati. La piattaforma non è uno strumento per la gestione degli stock aziendali, ma applica lo stesso principio dell’economia circolare alla vita quotidiana: prolungare l’utilizzo di ciò che esiste già.
Scopri come funziona Shwop.io oppure leggi l’aggiornamento su cosa cambia dal 19 luglio 2026.




